Lega Nord: “Spending review, a pagare è sempre il Nord”

La manovra, dunque, non elimina gli sprechi, ma colpisce in maniera lineare, senza criteri oggettivi: “Questo comporterà un ulteriore salasso – prosegue Stucchi – per le regioni del Nord, dove da anni si lavora per l’efficentamento della spesa: è chiaro che in un contesto di questo tipo risulta sempre più difficile trovare spazio per gli ulteriori tagli proposti dall’attuale Governo”.

Bergamo ne è un esempio: “Le precedenti manovre – rileva Alberto Ribolla, capogruppo della Lega Nord a Palazzo Frizzoni – hanno già imposto tagli per 10 milioni e 300 mila euro. La nuova bozza proposta dal Governo dei Professori comporterebbe ulteriori tagli per circa 2 milioni di euro, rendendo praticamente impossibile l’erogazione di adeguati servizi ai cittadini e incidendo notevolmente sulla programmazione dell’attività amministrativa: ne è prova il fatto che il Governo ha intenzione di far slittare l’approvazione dei bilanci preventivi al 31 ottobre, praticamente a soli due mesi dalla fine dell’anno a causa della continua incertezza normativa. Questi tagli, tra l’altro sono effettuati tenendo conto dei consumi intermedi e non dei costi standard, avvantaggiando le amministrazioni con una maggiore spesa per il personale che sono quelle del Centro-Sud. Inoltre, il Governo,  per parare il colpo,  ha destinato 800 milioni di euro ai Comuni tramite le Regioni, ma ancora una volta il contributo pro capite è decisamente più basso al Nord con 8, 40 euro per abitante in Lombardia e 5,88 euro in Veneto, contro 33, 95 euro in Sicilia e 49,13 euro in Sardegna.Tra l’altro, di questi 800, 500 sono stati girati da un fondo dell’Agenzia delle Entrate ed erano destinati ai rimborsi fiscali alle imprese”. 

A pagare il prezzo più alto, quindi, sarà ancora la popolazione: “A subire gli effetti della spending review, che in realtà si configura come una Finanziaria mascherata – prosegue il capogruppo Ribolla -, sarebbero i cittadini e in particolare quelli del Nord, già reduci dal salasso dell’Imu”.

Sono state infatti le amministrazioni settentrionali a trainare i versamenti dell’imposta. Lo confermano i numeri recentemente pubblicati su Il Sole 24 Ore: “Dalla classifica stilata dal quotidiano di Confindustria emerge che a guidare la lista dei più virtuosi sono le province del Nord – rende noto Stucchi -. Come era prevedibile i meno colpiti sono stati i cittadini meridionali “salvati dall’abusivismo edilizio. Basti pensare che a Reggio Calabria, dove è stata scoperta l’esistenza di 6.237 case fantasma, l’Imu è costata in media 80 euro a testa, contro 349 euro in Val D’Aosta dove la case non accatastate sono 10”.  E anche nella sanità la spending review non salverà gli enti virtuosi: “Semmai – concludono Stucchi e Ribolla - condonerà quelli che ci marciano. Invece di ricorrere al federalismo dei costi standard, anche in questo caso sono stati applicati tagli lineari che non fanno altro che penalizzare i sistemi più efficienti, dove gli sprechi sono ridotti all’osso, se non addirittura inesistenti come nel caso della Lombardia”. 

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